PARLIAMO DI BIBBIANO!!!!

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La nostra testata giornalistica annuncia con orgoglio di avere il coraggio di parlare di BIBBIANO! Dopo mesi di scandaloso silenzio siamo gli unici a venire incontro alle legittime richieste di tanti ITALIANI che vogliono sapere qualcosa di BIBBIANO e far cadere la vergognosa censura della stampa di regime al servizio dei POTERI FORTI di SOROS del GRUPPO BILDERBERG e delle BANCHE TEDESCHE tutte. VERGOGNIA!

Geografia fisica

Bibbiano è situato a 17 km a sud-ovest di Reggio nell’Emilia. Il territorio comunale, oltre che dal capoluogo, è formato dalle frazioni di Barco, Corniano, la Fossa, Ghiardo e Piazzola per un totale di 28,02 chilometri quadrati. Confina a nord con Cavriago, a est con Reggio nell’Emilia, a sud con Quattro Castella e San Polo d’Enza e a ovest con Montecchio Emilia.

STORIA

Non è facile datare l’origine di Bibbiano: le tracce della prima presenza umana (fondi di capanne, resti ceramici, copiosi manufatti silicei) risalgono ad epoca compresa tra il paleolitico inferiore e il neolitico. La lunga permanenza gallica è testimoniata da reperti dell’età del ferro e dalle inflessioni celtiche rimaste nel dialetto locale. L’origine del toponimo è verosimilmente legata all’occupazione romana del I secolo e prese il nome dell’assegnatario di quelle terre: il luogo fu probabilmente un Vibianus o Baebianus fundus, che rinvia ad un fundus romano ubicato in questi luoghi fertilissimi. Numerosi i reperti romani venuti alla luce in seguito a ritrovamenti archeologici: terrecotte, ceramiche e suppellettili.

Monumento al parmigiano nel comune di Bibbiano

È solo con l’età medievale che la storia di Bibbiano si precisa attraverso una prima aggregazione urbana lungo la strada che portava alle fortificazioni affacciate sull’Enza, e di cui rimane la massiccia costruzione fortificata detta «Torrazzo». Nel XII secolo la storia di Bibbiano si lega indissolubilmente alle vicende dei Canossa, come ricorda anche lo stemma comunale. Nel 1155 il borgo sarà definitivamente incorporato nel feudo canossiano di Bianello, mentre un’altra località bibbianese, Piazzola, era già in precedenza compresa nel medesimo. Il dominio della dinastia Canossa su Bibbiano terminò nel XVIII secolo, quando il feudo passò ai marchesi Gabbi (1757).

Chiesa a Bibbiano

Bibbiano ottenne l’autonomia comunale all’epoca del Dipartimento del Crostolo. Dopo la caduta di Napoleone, gli Este lo aggregarono a Montecchio Emilia. Assumerà le dimensioni attuali soltanto nel 1860. Diversa da quella bibbianese la storia della frazione di Barco (a lungo aggregato a Montecchio e a Parma), entrata a far parte del comune solo dopo l’Unità.

La produzione di un formaggio di latte vaccino nelle terre dove oggi si produce il Parmigiano-Reggiano risale almeno al XII secolo. Furono i monaci del monastero benedettino di Corniano a scoprire la “ricetta”: latte di qualità (quello della sera e del mattino), fuoco (due cotte), caglio e sale. Il tutto messo a stagionatura per un anno intero. La scoperta dei monaci segnò un cambiamento epocale nella produzione rurale del luogo, fino ad allora limitata al formaggio di pecora

Il più antico documento in cui appare il termine formadio (dal latino medievale caseum formaticum, «cacio messo in forma»[6], il padre del futuro Parmigiano-Reggiano) è una pergamena dei monaci benedettini dell’Abbazia Marola del 13 aprile 1159: tre fratelli di Formolaria (oggi Frombolara) di Carpineti accettavano terre in affitto dall’Abbazia in cambio di denari, merci (pecore e giuncate ad arbitrium) e tre “aportos de formadio” (apporti di formaggio)[7]. Questo documento venne redatto a Corniano di Bibbiano in una dipendenza dei religiosi. È da secoli che la disputa dove sia nato il formaggio grana appassiona scrittori e produttori. Però la maggior parte degli storici ed autori vari concorda che comunque la culla della Rinascita qualitativa e quantitativa del parmigiano-reggiano a partire dal 1700 è Bibbiano. I motivi principali sono: foraggio di qualità-prati stabili e disponibilità di acqua- e l’abilità dei casari bibbianesi. Dal ‘700 avvengono grandi cambiamenti e sconvolgimenti fondiari, agricoli e zootecnici. I possedimenti Benedettini passarono a nuovi imprenditori agricoli. Nel Ducato di Parma e Piacenza un imponente crisi agricola (per carestie, carenza d’acqua a seguito dei disboscamenti appenninici, peste bovina, ecc…) fu causa per molti anni dei minimi storici della produzione di formaggio grana. Questi passaggi di proprietà comportarono consistenti cambiamenti nelle coltivazioni. Nel reggiano sempre più campi passarono da frumento a foraggio per bovini e in minor misura a nuove colture come il riso, il mais e la canapa. Uno dei motivi basilari che hanno determinato l’aumento del numero dei caseifici nel bibbianese e comuni limitrofi e poi nel resto del reggiano, e successivamente in parte anche nelle altre province emiliane, va ricercato quando, nel ‘700, si iniziò a ridurre sensibilmente i terreni a frumento e a “maggese”. Dalla rotazione quinquennale si passò a quella triennale e biennale. Nella rotazione biennale buona parte del terreno a riposo venne occupato dai prati da vicenda a base di trifoglio o d’erba medica. Questa nuova impostazione aziendale comportò la soluzione di diversi problemi, fra i quali quello di utilizzare al meglio le acque dei canali di irrigazione, per assicurare il raccolto ai nuovi prati. L’aumento dei foraggi portò ad una maggiore produzione di latte e, di conseguenza, ad un dilatarsi dell’industria casearia. Ai pochi caseifici padronali presso le aziende-vaccherie, si aggiunsero sempre più numerosi altri caselli, basati sul sistema “turnario”, con lavorazione stagionale e poi successivamente le latterie e i caseifici sociali[8].

Nel 2008 si è costituito il consorzio “Bibbiano la Culla” per promuovere e valorizzare il formaggio bibbianese con un proprio marchio di qualità. Ne fanno parte sei caseifici bibbianesi. È un marchio d’impresa, autorizzato ai sensi del Regolamento di Marchiatura del Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano. Come emblema, porta una mezza forma stilizzata, a mo’ di culla; viene impresso su tutte le forme e le singole punte prodotte dal consorzio.

                                                                                               (Fonte Wikipedia)

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