Accordo fra Santa Sede e fisco: rimborso I.C.I. in comode rate fino al 4018

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Siglato uno storico accordo fra il vaticano e l’agenzia delle entrate per la restituzione dell’ I.C.I. che la comunità europea ha imposto al nostro governo. Come per i 49 milioni che la Lega dovrà restituire (in 80 anni n.d.r.) anche la Chiesa potrà usufruire di una speciale dilazione nel pagamento: 2 milioni all’anno per 2.000 anni che coprirà l’ammontare del contenzioso di circa 4 miliardi di euro. “Credo che riusciremo a sopravvivere altri 2.000 anni così da onorare il debito” dichiara soddisfatto il segretario di stato Vaticano S.E. Mons. Pedrolin.

Scadrà quindi nel 4018 il pagamento a favore del fisco Italiano che ancora una volta si mostra comprensivo e accondiscendente nei confronti di coloro che si pentono e che non rifiutano la restituzione di quanto dovuto. A fare da apripista l’accordo che prevede 48,9 milioni di euro da restituire ai cittadini italiani in comode rate e senza interessi da parte del partito di Matteo Salvini in soli 80 anni. Certo stavolta il termine di pagamento è leggermente più in avanti con gli anni ma è “del tutto proporzionato all’ammontare della cifra” chiarisce la dottoressa Desdemona Pugli della Piaggia responsabile dei rapporti con la santa sede per l’agenzia delle entrate “inoltre non abbiamo voluto gravare ulteriormente il Santo Padre che fra pedofili e collezionisti di ossa tiene già parecchi problemi”.

Nel frattempo il Papa non sta con le mani in mano e corre prontamente ai ripari nel suo stile fortemente rinnovatore cambiando il testo della preghiera più famosa del culto cristiano: il padre nostro che nel verso che recita “non indurci in tentazione” diverrà “non abbandonarci alla tentazione”. Questo secondo gli esegeti della dottrina si trasformerà in una più diretta assunzione di responsabilità da parte di coloro che si macchieranno di peccati.

Allo studio anche la modifica della parte che recita “Rimetti a noi i nostri debiti” che molto probabilmente sarà cambiata in “Rimetti a loro i nostri debiti” cosi da tutelarsi in caso di nuovi contenziosi con il fisco.

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